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Masi alla presentazione del libro ” Il salvadanaio. Manuale di sopravvivenza economica” di Riccardo Pedrizzi

Un testo che tocca varie questioni inerenti gli scenari economici, finanziari e creditizi che caratterizzano il nostro Paese e in generale la società attuale.

“In questo senso, come prima considerazione, vorrei riprendere un aspetto che viene sottolineato anche nell’introduzione sviluppata da Giuseppe De Lucia Lumeno, quando si chiede se e quanto sia necessario un manuale di sopravvivenza economica, come è definito il libro in questione”. Le parole del Segretario Generale Uilca.

La risposta affermativa che viene data a questa domanda, evidenzia come, nell’attuale modello socio economico, sempre più globalizzato e interconnesso, tutto ciò che favorisce la massima comprensione dei processi economici e dei loro impatti sulle persone non sia in realtà una semplice opportunità da cogliere, ma una esigenza ineludibile, la cui soddisfazione deve coinvolgere tutti i soggetti, individuali o collettivi, con responsabilità sociali.

Le dinamiche economiche e finanziarie hanno infatti assunto nel tempo una portata e complessità da risultare determinanti e centrali per i singoli – sia come individui, sia come parti di organismi strutturati – in ogni ambito, anche quotidiano, della loro vita.

“Tutti, a cominciare da noi esponenti dei corpi sociali intermedi e di rappresentanza, dobbiamo quindi assumere come obiettivo quello di sviluppare molteplici processi di educazione finanziaria, capaci di trasferire conoscenze e approfondimenti a vari strati dei nostri interlocutori, a partire dai soggetti potenzialmente più deboli rispetto a queste materie e alle loro implicazioni” ha continuato Masi.

La Uilca, anche in collaborazione con la Uil, ha già messo in atto una serie di iniziative in questo senso, in particolare in termini di educazione finanziaria verso giovani e anziani.

Sotto questo profilo il libro di Pedrizzi svolge pertanto un ruolo di grande rilevanza, non solo per contenuti e riflessioni, ma anche in ottica pedagogica, consentendo ai lettori, anche quelli meno avvezzi alle materie economiche, di avvicinarsi a questioni di grande rilevanza e complessità in modo accessibile e comunque approfondito.

“Pedrizzi ha colto la centralità che il mondo economico e finanziario riveste nell’attuale contesto socio economico. Questo elemento è per la Uilca di particolare importanza, perché è stato ispiratore, tra l’altro, della Piattaforma elaborata dalle Organizzazioni Sindacali per il rinnovo del Contratto Nazionale del credito ed è alla base di vari elementi oggetto di confronto nel settore. – ha continuato Masi- In particolare, nello sviluppare questo concetto, il libro e la nostra posizione rivendicativa rispetto alla parte datoriale arrivano alla medesima conclusione, che il protagonista di questa centralità debba essere ciò che la definisce e valorizza, cioè l’essere umano”.

È la persona, nella sua dimensione privata e famigliare e in quella professionale, che diventa quindi centrale, in un processo rivendicativo che deve però mantenere un costante afflato collettivo.

Fondamentale è quindi la tutela e la valorizzazione dell’individuo in quanto tale, come singolo e come parte di una o più collettività, nel senso di lavoratrice o lavoratore che è parte di una famiglia, come, allo stesso tempo, appartiene a una categoria professionale e, analogamente, è risparmiatore e cittadino, che, in quanto tale, è soggetto inserito nel proprio territorio e collabora al superamento di crisi, come quelle delle banche andate in risoluzione.

In questo processo, che trova valutazioni comuni nella nostra piattaforma rivendicativa e in alcuni elementi di base su cui si sviluppa il libro, c’è quindi il superamento di una concezione statica e limitata della persona a specifici ambiti che la riguardano, ma una sua considerazione globale, come è globale il mondo in cui opera.

Per questo motivo diventa questione del rinnovo del Contratto Nazionale del credito anche un tema generale e di particolare gravità come la desertificazione di sportelli bancari, posta in essere dalle aziende di credito, con scelte che sono determinate unicamente da valutazioni di costi e benefici per conseguire una massimizzazione della redditività.

“La chiusura di agenzie bancarie, come viene ripreso anche nel libro, non produce, infatti, solo dinamiche di riduzione dei livelli occupazionali o una smodata mobilità territoriale nel settore bancario, ma impoverisce un intero territorio e lo destina, per mancanza di corretto sostegno a famiglie e imprese locali, alla marginalizzazione, con effetti sulla collettività e sulle persone e il rischio enorme di proliferazione di attività finanziarie pericolose, non regolate, se non criminali. In questa dinamica il singolo individuo viene colpito più volte nelle diverse sfere collettive nelle quali si colloca”.

Analogo processo, determinato sempre dalla centralità del settore del credito nelle dinamiche sociali, economiche e politiche del Paese, emerge constatando gli effetti delle crisi bancarie verificatesi negli ultimi anni, le cui conseguenze hanno ricadute pubbliche che impattano, anche in questo caso, sulle singole persone in modo diversificato e in ogni caso totalizzante.

È di fronte a questo scenario che quindi è indispensabile affrontare tali tematiche e i relativi effetti con una visione ampia e lungimirante, che trovi fondamento in principi di alto spessore morale.

Nella costruzione di un impianto valoriale di riferimento, capace di evitare derive come quelle determinate dagli scandali bancari e finanziari, Pedrizzi, come emerge dalla citazione riportata nella prefazione del Cardinale Gerhard Ludwig Muller, trova approdo nella dottrina cattolica, ritenendo che, per i responsabili degli stessi, “l’insegnamento evangelico potrebbe essere collocato a chiusura del dispositivo delle sentenze che ne dovessero pronunciare la condanna”.

“In merito la nostra azione sindacale, ispirata da un’accezione certamente più laica, ha provato a trovare soluzioni attraverso un accordo, sulle Politiche Commerciali e l’Organizzazione del Lavoro dell’8 febbraio 2017, che condivide di fondo un’asserzione dello stesso cardinale, quando sostiene che “chi svolge un’attività economica deve avere la consapevolezza di essere prima di tutto al servizio della comunità e della economia nazionale, se vuole che l’uomo resti e sia al centro dell’impresa”- le parole di Masi.

La morale non è solo personale, quando si gestiscono soldi e sacrifici altrui, è pubblica, è da porre sotto i riflettori, da sottoporre al vaglio della res pubblica e, per chi ha il dono, anche della fede”.

In quest’ottica emerge quindi che elemento comune per governare gli impatti di una materia così pervasiva per la vita delle persone, a prescindere dalla fede religiosa, vi sono comunque valori etici da esercitare in modo individuale e collettivo.

Non a caso l’accordo dell’8 febbraio trova fondamento ideologico, e indica nelle premesse, la necessita di favorire il rispetto di valori etici quali la dignità, la responsabilità, la fiducia, l’integrità e la trasparenza; di promuovere comportamenti  coerenti con i principi sopra richiamati in riferimento alle attività di indirizzo, pianificazione, coordinamento e controllo delle politiche commerciali adottate, anche attraverso un’adeguata attività di informazione, formazione e sensibilizzazione; di ricondurre ai predetti valori eventuali comportamenti difformi.

Su queste basi si dipana una intesa in cui sono definite una serie di misure e tutele per evitare derive pericolose nella vendita dei prodotti bancari, sia nel merito dell’azione stessa, sia per quanto riguarda la loro qualità, sia per l’attenzione che va rivolta alla tipologia di risparmiatore cui devono essere destinati.

Il valore di quanto concordato va però oltre il merito delle soluzioni individuate e si sostanzia nell’avere condiviso nell’attività commerciale di banche e soggetti finanziari l’esistenza di potenziali pericolosità sociali, per affrontare le quali è necessario l’assunzione, da parte di tutti, già come singoli individui, di impegni e responsabilità da esercitare nell’ottica di un superiore benessere collettivo.

In tutto ciò si manifesta anche la portata lungimirante e costruttiva insita nelle relazioni sindacali, in particolare quando strutturate e imperniate sulla corretta definizione dei ruoli delle controparti.

“Relazioni sindacali che in questa epoca di tensioni nella vita pubblica, progressiva compressione del dialogo e dell’approfondimento ed emarginazione del dissenso, anche quando espresso in forme civili, con libertà di pensiero e parola, possono assumere ulteriore valore e diventare paradigma di dialogo, comprensione di reciproche istanze, riconoscimento delle differenze e di come siano e debbano essere fattore di sviluppo umano e sociale”- ha concluso Masi.

Valentina Bombardieri

Addetta Stampa Uilca

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