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Contratto bancari: basilare il confronto con ABI, ma non dimentichiamo la riforma fiscale e il salario minimo

In questi giorni, prima che il dibattito sindacale fosse dirottato sui “presunti” o “quasi certi” esuberi di Unicredit da parte del “liquidatore” Mustier e dalla (auspicata ma non certa) soluzione su Carige, il tema del rinnovo del contratto dei bancari aveva tenuto banco sui media.

Abbiamo letto interviste, articoli.

In gran parte concordo con quanto espresso dai miei colleghi a dimostrazione di una forte compattezza sindacale.

I problemi che dovremo affrontare (martedì è l’ultimo incontro previsto per il mese di luglio, poi seguirà il calendario per il mese di settembre) sono molteplici e li voglio qui evidenziare in grande sintesi.

Iniziamo da quelle tipicamente contrattuali:

  • Aumento salariale legato non solo all’inflazione ma anche come premio per l’impegno profuso dalle Lavoratrici e dai Lavoratori per mantenere una credibilità e dignità del sistema bancario perso a causa di alcuni managers incompetenti;
  • Controllo della tecnologia, dei nuovi soggetti anche non bancari che entreranno nel settore, fintech;
  • Trasformazioni delle mansioni, rafforzamento dei diritti di informativi e di qualità del lavoro;
  • Esternalizzazioni e salvaguardia dell’Occupazione soprattutto al Sud.

Esistono poi variabili non derivanti dal Sindacato ma dalla controparte, come ad esempio:

  • Saprà il Presidente del Casl Poloni tenere assieme tutte banche (da quelle grandi a quelle piccole, da quelle domestiche a quelle internazionali) sotto lo stesso ombrello contrattuale?
  • Il contratto verrà poi rispettato da tutti i Gruppi?
  • Quali demandi alla contrattazione di secondo livello?

Fin qui credo di non aver scritto nulla di originale ma una breve sintesi dei problemi sul tappeto che dovremo affrontare con la controparte nei mesi che verranno.

La tradizione e la storia sindacale vuole che ad ogni contratto dei bancari ricordi ci sia sempre un‘interferenza governativa o quanto meno questioni che hanno avuto ripercussioni sull’andamento del rinnovo del contratto.

L’ultimo contratto impattò sul Job Act di renziana memoria e sul superamento di tale legge, mentre in quello precedente affrontammo brillantemente quello del superamento dei limiti inflattivi.

In questo rinnovo del CCNL impatteremo sicuramente con la riforma fiscale e al salario minimo.

Dobbiamo renderci conto che questi temi che, per forza di cose, pur nell’incertezza delle proposte governative, nell’incertezza della durata o meno del Governo, nelle diverse proposte avanzate dall’Esecutivo, entreranno nel confronto sul rinnovo del nostro contratto.

Negli incontri svolti da UIL, CGIL e CISL prima con il Vice Premier Salvini e poi ieri con il Presidente del Consiglio Conte e il Ministro e Vice premier Di Maio, abbiamo, come sindacato, abbiamo riproposto, assieme ad altre, la detassazione sugli aumenti contrattuali (per noi sarebbe una grande conquista), consentire di portare in detrazione i “servizi alla famiglia” e disponibilità ad affrontare il cosiddetto “cuneo fiscale”.

È chiara la posizione della Confindustria con la quale CGIL CISL UIL hanno firmato documenti comuni, meno chiara è la posizione dell’ABI.

Eppure ABI ha partecipato a queste riunioni (nell’incontro con Salvini il Direttore Generale ABI era seduto al nostro Segretario generale Barbagallo) ma non abbiamo ancora capito qual è la vera posizione dell’Associazione.

Come non è nota la posizione di Abi sul salario minimo con tutte le implicanze, non solo sul costo del lavoro, ma anche dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che questa norma potrebbe avere.

Nel corso dell’incontro che si terrà martedì prossimo, oltre al tema della “cabina di regia” dal quale aspettiamo testo anche scritto dalla controparte chiederemo il pensiero dell’Abi su questi importanti temi affinché tutti si abbia una prontezza di conoscenza su tutti i tempi sul tappeto, prima della ripresa settembrina in cui saranno decise le sorti del rinnovo del CCNL.

Massimo Masi

Segretario Generale Uilca

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