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Sindacato, come uscire dalla “tempesta perfetta” del Credito

Postumi della crisi del 2008, tassi a zero, esplosione della Fintech, probabili effetti del ventilato consolidamento continentale, sono tutti fattori che sembrano concorrere alla cosiddetta “tempesta perfetta” per il sistema bancario, non solo italiano, ma europeo.

E’ quindi comprensibile che le preoccupazioni del Sindacato si concentrino principalmente sugli effetti che questa situazione, da cui sicuramente non si uscirà a breve, ammesso che si possa uscirne, ha sul piano dell’occupazione.
In tutta Europa l’ultimo decennio è stato caratterizzato da una consistente uscita di personale bancario dalle aziende.

Tanto per capire bene le dimensioni del fenomeno, tra il 2008 ed il 2018 i posti di lavoro persi nei Paesi europei sono stati 470mila, circa il 17% del totale. Nello stesso periodo, in Italia le Lavoratrici e i Lavoratori andati a casa sono stati 63.979, pari al 18,9%, percentuale sostanzialmente in linea con il dato europeo.In quest’ottica si capisce che l’annuncio di Unicredit relativo a possibili 10.000 esuberi non è un caso isolato, anzi!Si tratta di una tendenza globale che si consolida, e bisognerà capire quanto potrà essere drammatica.
Perché un conto è rinunciare alle assunzioni in cambio di pre-pensionamenti, un altro è procedere con tagli drastici come annunciato da Deutsche Bank, dove un consistente numero di dipendenti verrà semplicemente “licenziato”.
Balza agli occhi che a fare la differenza fra il nostro Paese ed il resto dell’Europa è il modo con cui sono state gestite le uscite, che per quanto ci riguarda si sono sempre risolte avvalendosi del Fondi Esuberi e del Fondo per l’Occupazione previsti dal nostro CCNL.

Ma per gli anni a venire quante saranno le uscite?

Ovviamente parliamo di accordi già conclusi fra Sindacato e Banche. Non rientrano in questi numeri ad esempio i citati 10.000 esuberi annunciati da Unicredit, su cui si dovrà aprire la prevista trattativa, probabilmente verso fine anno.

Il maggior numero di Lavoratori un uscita, o già usciti, si registra in Intesa San Paolo, con 10.550 ( di cui 4.850 in uscita, e 5.700 già usciti come da ultimo piano industriale).
Seguono Monte dei Paschi con 4.500 ( 2.250 usciti, e 2.250 in uscita), Unicredit con 4.450 (1.200 in uscita e 3.250 usciti), Bper con 2.744 (1.700 usciti e 1.044 in uscita), Banco Bpm con 2.600 già tutti usciti, Ubi Banca con 2.006 esuberi (917 in uscita e 1.089 in uscita), Bnl con 1.571 (1.400 usciti e 171 in uscita), Carige con 1.250 tutti in uscita, e Credit Agricole Italia con 443 ( 113 usciti e 330 in uscita).

A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, non si sottolineerà mai abbastanza che nessun Lavoratore bancario in Italia ha ricevuto una lettera di licenziamento.
Tutti i bancari giudicati “in esubero” sono andati a riposo a seguito di un accordo sindacale che garantiva un assegno di accompagno fino alla maturazione della pensione.
Credo che ciò debba essere un motivo di grande orgoglio per il Sindacato italiano, che è stato in grado di affrontare la crisi, impedendo che si facesse macelleria sociale come altrove.

Ma il Sindacato non si è limitato a gestire solo le uscite, perché sa che, senza un minimo di ricambio generazione, la categoria verrebbe progressivamente impoverita e svilita.
Ecco quindi che dal 2012, grazie ad uno strumento fortemente voluto dal Sindacato, il Fondo per l’occupazione (FOC), sono stati 20.550 i giovani under 35 entrati negli organici delle Banche italiane.

In particolare nel 2012 i neo assunti sono stati 6.657, 2.164 nel 2013, 2.126 nel 2014, 2.969 nel 2015, 2.585 nel 2016, 2.511 nel 2017, 1.538 nel 2018.
Certo il saldo fra uscite ed entrate è ancora fortemente sbilanciato sulle uscite, ma a fronte delle crisi e delle trasformazioni in corso nel settore, oggettivamente non si sarebbe potuto fare di più.
L’ importante è aver dimostrato che si può anche assumere, ed il Sindacato crede in questa politica, tanto da avervi dedicato un capitolo nella piattaforma per il rinnovo del CCNL, la cui trattativa è in corso.
Nella piattaforma si ribadisce che il FOC è lo strumento fondamentale nell’impianto del CCNL , il cui raggio di azione deve essere ulteriormente esteso mediante:

  • una maggiorazione degli incentivi collegati all’effettivo impiego al Sud dei neo assunti, ed alla previsione, nei piani industriali, della conseguente effettiva realizzazione di presidi operativi al Sud;
  • in tema di solidarietà espansiva, un intervento sulla retribuzione persa (oggi al 25%), ed alla previsione di un ulteriore 25% per giungere alla copertura del 50%;
  • individuazione di una quota percentuale obbligatoria e preliminare delle assunzioni dal Fondo emergenziale oggi finanziato dal FOC.

Credo sia importante ricordare che il FOC è alimentato, prevalentemente, con il contributo dei dipendenti bancari.
In conclusione, sappiamo bene che il domani non sarà tranquillo, e che le sfide del futuro continueranno ad impegnare intensamente il Sindacato.
Che ha ben presente che le rivoluzione ed i cambiamenti è meglio cavalcarli che subirli, avendo come ispirazione il motto di Giacomo Brodolini: “Da una parte sola, dalla parte dei Lavoratori”.

Luca Faietti

Segretario Generale Uilca Veneto

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