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IL CCNL E LA SFIDA DELLA “CABINA DI REGIA”

Nel mio intervento al Consiglio Nazionale Uilca ho sottolineato che la prima cosa che balza agli occhi leggendo l’ipotesi di accordo per il rinnovo del nostro Contratto Nazionale è che, per la prima volta dopo molti anni, non si tratta di un “contratto di manutenzione”.Per molti aspetti è un accordo che “volta pagina”, che cambia la prospettiva dopo la crisi del 2008, che archivia un periodo molto difficile per il settore bancario-finanziario.Certo le difficoltà non sono del tutto superate, ci sono ancora alcune Banche in difficoltà, ma è il clima che mostra segni di cambiamento, e questa percezione viene confermata dal fatto che l’Abi abbia accolto buona parte delle richieste del Sindacato. Ecco perché questo è un accordo che ci consente di guardare avanti con maggiore fiducia, sapendo di avere in mano gli strumenti per affrontare le sfide e le problematiche che il futuro ci riserva.E il futuro è già domani, con gli esuberi annunciati da Unicredit, da Popolare di Bari, finanche da aziende come Deutsche Bank, il cui Amministratore Delegato aveva assicurato il Sindacato che l’Italia non sarebbe stata interessata dal mostruoso piano di uscite annunciato dalla casa madre tedesca. Su questo piano osservo che i banchieri non hanno fatto passi avanti, in quanto persistono nella convinzione che le difficoltà delle aziende debbano alla fine essere scaricate sui lavoratori. Ma il Sindacato non si presenta impreparato a queste nuove sfide, perché sappiamo di avere la forza delle idee, le capacità negoziali, ed ora anche più strumenti contrattuali, per assolvere al meglio la nostra funzione.Non era scontato che si arrivasse alla firma di quello che senza ombra di dubbio è il miglior Contratto degli ultimi anni. E lo dimostra il fatto che è stato necessario oltre un anno per portare l’ Abi ad un confronto costruttivo sulla piattaforma presentata dal Sindacato. E si è trattato di un confronto a tratti ruvido, con qualche momento di tensione, durante il quale la controparte ha anche tentato di mettere sul tavolo proposte inaccettabili per il Sindacato, ma che si è alla fine incanalato sulla strada giusta per la grande fermezza ed unità dimostrata dalle Sigle sindacali.Era inevitabile che giornali e media si concentrassero sull’aspetto retributivo, e che i 190 euro di aumento medio siano diventati il titolo di testa di ogni articolo o commento.Ma perché queste sono le regole della comunicazione, ed i media sanno bene quali sono gli argomenti per attirare i lettori.Ma, pur non nascondendo la massima soddisfazione per aver portato a casa di fatto l’intero aumento richiesto, sarebbe oltre modo riduttivo fermarsi a questo solo aspetto, pur importante.Nella ipotesi di accordo c’è di più, molto di più, ed i lavoratori avranno la possibilità di conoscerlo e valutarlo nel corso delle prossime assemblee.Si pone ora a mio avviso per il Sindacato il problema di come muoversi nell’immediato futuro, il che impone una nuova visione di insieme del settore, vale a dire non solo capacità di adattarsi ad una rivoluzione del comparto bancario, che ormai abbiamo davanti agli occhi, ma soprattutto di arginarne gli aspetti più negativi per i lavoratori.Non c’è alcun dubbio ormai che il passaggio ad un sistema bancario “aperto”, dominato dalle piattaforme tecnologiche, non farà che esacerbare i problemi che le banche si trovano ad affrontare. Le nuove tecnologie consentiranno sempre più proposte di valore fino ad ora impensabili, presumibilmente rendendo rapidamente obsoleta l’attuale organizzazione del lavoro in banca.L’esperienza digitale dipenderà dalla capacità di aggiornare/migliorare il sistema legacy core. Indipendentemente dal percorso intrapreso, resta il fatto che il passaggio al digitale si estenderà oltre lo spostamento delle transazioni da analogico a Internet, a mobile, come parte di un aggiornamento tecnologico a livello superficiale. Diventare digitale è una trasformazione completa che richiede una modifica del DNA della banca. Il problema è tutto qui, se questo si confermerà come nuovo standard dell’evoluzione trasformativa del modello di business nell’ambito dei servizi finanziari.Il Sindacato non può stare alla finestra, limitandosi ad osservare l’evoluzione del sistema, perché ad esempio il possibile affermarsi della cultura “move fast and break things” (muoviti velocemente e rompi molte cose), tipica della Silicon Valley, sarebbe devastante per i nostri colleghi.Il Sindacato deve lavorare per imporre il principio che l’innovazione, per essere efficace e sostenibile, deve essere ponderata e disciplinata.E’ indubbio che questo nuovo modo di pensare presuppone una sua integrazione non solo nella cultura delle aziende, ma anche in quella del Sindacato.Portare nuovi prodotti e servizi sul mercato richiederà la volontà di fare molti tentativi ed errori (quello dei diamanti è emblematico), ma anche la tolleranza ad accettare il fallimento e l’apertura all’apprendimento.Quindi il “quanto sapremo essere aperti” diventerà non solo una questione di capacità tecniche, ma anche una questione di cultura e di sopravvivenza.Ed è a questo punto che diventa imprescindibile l’intervento del Sindacato in quanto soggetto portatore di una cultura non solo “difensiva”, ma anche “propositiva” ed interessata alle ricadute sociali, come dimostrato appunto nel recente rinnovo del CCNL.A tal fine lo strumento individuato, la “Cabina di regia”, diventa fondamentale per non lasciare il futuro dei lavoratori nelle sole mani dei banchieri. Tanto per capirci, di recente Banco Santander ha messo sul piatto 20 miliardi di euro per i prossimi quattro anni per accelerare la trasformazione digitale. Si tratta di più o meno quattro volte quello che in quattro anni l’intero sistema bancario italiano investe in tecnologia. Spero che il Sindacato spagnolo riesca in qualche modo ad inserirsi in questa annunciata rivoluzione, per non trovarsi a breve di fronte al solito annuncio di “esuberi” da smaltire.Questo dovrà fare a mio avviso la “Cabina di regia”. Vale a dire confrontarsi con l’Abi, interloquendo se del caso con le singole Banche, anche sugli aspetti “tecnici” ed “organizzativi”, mettendo appunto sul piatto la “cultura” del Sindacato. Non sarà facile far digerire ai Banchieri un intervento sindacale anche su un settore, quello dell’innovazione e dell’organizzazione, ritenuto da sempre di esclusiva competenza aziendale.Ma sarà nostro compito far capire loro che i cambiamenti, per essere efficaci e redditivi, devono essere accettati in primis dai lavoratori.

Luca Faietti

Segretario Regionale Uilca Veneto

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