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La nostra democrazia è figlia anche delle conquiste del mondo del lavoro

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Oggi ho partecipato, come tutti in video conferenza, ai lavori dell’Esecutivo Nazionale e sommessamente ho ancora voglia di dire la mia su un tema che nelle ultime assise dell’Organismo viene dibattuto: lo smart working. Desidero iniziare da una bella e grande affermazione che il nostro Segretario Generale ha spesso ripetuto in molti dei suoi interventi soprattutto nella fase più calda del lockdown: “Preferisco e mi piace più dire distanziamento fisico e non distanziamento sociale”.

Riflettiamo bene, mentre la locuzione dominante è “distanziamento sociale” (la politica, i media, social e gente per strada) Massimo pone l’accento sul solo “distanziamento fisico”. In questa differenza, pur nella drammaticità del momento, è contenuta tutta nostra la diversità se non, addirittura, le nostre fondamenta.

A differenza di “distanziamento fisico”, “distanziamento sociale” è infatti un termine con una accezione più politica e conseguentemente confligge direttamente con le libertà democratiche.

La drammatica fase che attraversiamo ha giustamente posto al centro delle nostre vite la salute ma non deve oscurare minimamente, anche nelle piccole cose, un altro bene, altrettanto prezioso, rappresentato dalle libertà democratiche e, su quest’ultime, non bisogna mai dare niente per scontato.

Non bisogna altresì dimenticare che, attraverso un dinamico processo storico denso di conflitti e conquiste sociali ed economiche che il mondo del lavoro che come sindacato confederale rappresentiamo, ha dato un contributo fondamentale e indispensabile alla costruzione della nostra società democratica. È stato infatti il LUOGO FISICO di lavoro dove sono maturate prima che in altri contesti socio-cultural-politici le istanze contro le discriminazioni (di genere, salariali, sociali) o dove valori come la solidarietà e il miglioramento delle condizioni di vita hanno trovato cittadinanza. È sempre nel mondo del lavoro dove per prima si è parlato di fisco equo e su ciò noi della Uil siamo stati trainanti. Le nostre idee sono state supportate dalla forza che ci dava il confronto costante e continuo con la nostra base nei luoghi di lavoro. Una volta ad un conoscente, non lavoratore dipendente, ho posto la domanda: “in questo Paese, in assenza delle battaglie delle lavoratrici e dei lavoratori, oggi ci sarebbe più o meno democrazia?”. La risposta è stata scontata. Tempo per tempo siamo stati, e lo siamo tuttora, attori protagonisti all’interno dei livelli democratici esistenti.

Penso pertanto che tutte le nostre analisi e i progetti per il futuro debbano partire da questo assunto e, per dirla con uno slogan, “tenere a sempre alta la guardia” perché le nostre responsabilità vanno oltre le singole conquiste che affrancano i nostri rappresentati.

Non si tratta quindi di demonizzare il lavoro agile ma sarebbe un errore drammatico (anche con riferimento a “talune trovate” Confindustriali) sottacere la “centralità politica” del luogo di lavoro.

Dobbiamo avere la capacità di immaginare la società del futuro e orientare la nostra base per fare delle scelte che salvaguardano la salute, il benessere individuale e le nostre libertà.

Sarebbe un errore, ad esempio, indennizzare economicamente il rischio salute o contrabbandare la salute con la democrazia. La salute deve essere salvaguardata a prescindere e le scelte contrattuali che facciamo devono essere senza contropartite, soprattutto di questo spessore.

I protocolli sottoscritti con Abi in questo periodo sono rappresentativi di tutto ciò perché hanno messo al centro la salute non dimenticando però che abbiamo la necessità di mantenere in vita il rapporto con le lavoratrici e i lavoratori. È infatti in agenda la necessità di trovare una soluzione all’esigenza di poter fare le assemblee. Penso che anche gli assicurativi e gli esattoriali individueranno soluzioni in tal senso.

Questo è il mantra che deve guidare anche l’attività sindacale all’interno delle aziende e tutti gli sforzi devono essere orientati a perseguire con tenacia l’azzeramento del rischio salute, a rispondere alle istanze della base, come il favore che incontra lo smart working ma mettere al centro del dibattito politico il mantenimento dei diritti contrattuali e di tutte libertà sindacali.

Solo in questo modo potremo raccogliere con successo tutte le sfide che ci riserva il futuro.

Roma, 14 luglio 2020
Vito Pepe
Vice Presidente FBA

 

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