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Le grandi operazioni degli ultimi mesi sono slegate dall’economia reale, prive di funzione sociale.

Sono tempi, i nostri, in cui assistiamo, in molti settori, a una progressiva e decisa concentrazione: si delineano nuovi scenari ed equilibri con un minore numero di attori protagonisti e un più alto tasso di specializzazione. La logica che è alla base di queste operazioni è semplice: da due eccellenze nasce un leader del settore, un campione nazionale in grado di competere a livello internazionale. In Spagna nascerà dalla fusione tra CaixaBank e Bankia la maggiore banca spagnola che dovrà contrastare la presenza più internazionale di BBVA e Santander. La stessa cosa sta accadendo in Italia all’interno dei settori del credito e delle assicurazioni, in continuo movimento ed evoluzione. L’operazione IntesaSanpaolo-UBI, l’intervento nel capitale di BPER da parte di UnipolSai, la creazione di un terzo polo bancario italiano, sono segnali forti di un processo evolutivo del sistema bancario e assicurativo.

Assistiamo a fusioni tra banche che sono in buono stato di salute e che hanno lo scopo di consolidare la propria presenza in Italia e risultare più aggressive nel panorama internazionale, dove la competizione è spesso più dura. Crediamo sia questo il prossimo obiettivo del CEO di IntesaSanpaolo Carlo Messina. L’acquisizione di maggiori competenze fa sì che da preda ci si possa trasformare in predatore. Le aggregazioni bancarie dovrebbero servire (il condizionale è d’obbligo) per far recuperare redditività al settore, sviluppare nuove tecnologie, razionalizzare la rete di sportelli (senza penalizzare i territori), accelerare il processo di digitalizzazione, solo per citare alcune conseguenze. Un discorso a parte va fatto invece per le banche in difficoltà, quali ad esempio Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Bari e Carige: che fine faranno? Se per la BPB e Carige esistono piani di risanamento e di rilancio (vedremo poi nei fatti se saranno funzionali agli obiettivi che si sono posti), per MPS rimane ancora l’incognita. Ribadiamo che come Uilca siamo contrari a ogni ipotesi “di spezzatino” della banca senese. Meglio, sarebbe, se non ci saranno compratori, richiedere una moratoria di un anno alla BCE per avere più tempo e, soprattutto, nell’attesa che arrivino “tempi economici più propizi”.

Non possiamo, come Sindacato, restare ancorati al passato e fare resistenza ai cambiamenti in corso: non sarebbe naturale né di aiuto per le lavoratrici e i lavoratori, per i settori tutti e per l’intero Paese. Dobbiamo, al contrario, essere in grado di leggere i cambiamenti in atto; anticiparli in alcuni casi (come abbiamo fatto per lo smart working che, per primi come categoria, abbiamo inserito nel Contratto Nazionale, fino al rinnovo del Contratto Nazionale del credito nel dicembre 2019 e nel quale abbiamo ottenuto, primi in Italia e tra i primi in Europa, il diritto alla disconnessione), interpretarli.

Dobbiamo saper accompagnare il cambiamento e il conseguente e necessario cambio culturale che ne è alla base. Dobbiamo prepararci a una stagione in cui le normative cambieranno di giorno in giorno e le persone avranno un bisogno sempre più urgente di risposte. Il richiamo alla Formazione Continua nasce proprio da questa visione. Noi chiediamo, però, una formazione che non sia di facciata, che non serva a tappare i buchi o a dare informazioni sulle nuove procedure, ma che serva alla riqualificazione e all’aumento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori. E’ un momento molto delicato: rischiamo una recessione importante per il Paese e anche per questo è necessario continuare a usare gli strumenti del confronto e del dialogo per progettare un nuovo sviluppo, un nuovo modello sociale.

Ed è proprio qui, a mio avviso, che il nostro mondo finanziario si sta dimostrando miope: le grandi operazioni che si stanno realizzando in queste settimane e in questi ultimi mesi sembrano essere slegate dall’economia reale, dai bisogni del Paese; sembrano, e sono temo, prive di qualunque funzione sociale. Abbiamo l’impressione che si guardi più al “cosa mi conviene di più” da parte dei Ceo delle Banche e delle Assicurazioni, piuttosto che pensare a un vero progetto industriale nazionale. Un progetto industriale nazionale che oltre all’aiuto alle PMI, al cittadino, al Territorio, abbia uno sbocco anche sulla banda larga, la green economy, senza aspettare il Recovery Fund.

Noi come Uilca guardiamo con attenzione alle fusioni e alle operazioni in corso a patto che i vantaggi che si ottengono abbiano poi un consenso sociale e siano trasmessi ai dipendenti e che non siano solo funzionali a una riduzione del personale. Siamo favorevoli ad aprire un grande dibattito nel Paese sulla funzione delle Banche e delle Assicurazioni per il rilancio del nostro Paese, anche alla luce delle ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul ruolo delle Banche Cooperative.

Roma, 12 ottobre 2020
Il Segretario Generale
Massimo Masi

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